Titolo provocatorio, certo. Titolo ad effetto, senza dubbio e volutamente. E altrettanto di proposito proviamo a ragionare su ciò che stiamo vivendo, facendo, sperando. La Medicina – nel suo multiforme complesso – ha avuto una continua evoluzione scientifica prima, clinica poi. Una evoluzione che è da sempre e, si spera, sarà per sempre. Ciò che cambia ciclicamente, invece, è il rapporto tra i Professionisti della Medicina e la realtà che li circonda. Pazienti, tessuto sociale, normative, linee guida, rapporti con le Istituzioni, rapporti tra gli stessi Colleghi e da ultimo, ma non per importanza, i molteplici temi legati all’avvio della Professione. Raccolgo con piacere l’invito del Presidente CAO Dott. Massimo Gaggero e del Dott. Federico Pinacci, segretario OMCEOGE e vice-presidente FROMCEO Liguria ad una riflessione sul tema, tentando una valutazione delle realtà che circondano il giovane Professionista fin dall’inizio del suo percorso lavorativo. Partiamo da una breve analisi della situazione locale. In Liguria, Ordine e Sindacati (o meglio, Sindacato, visti i numeri…) sono sempre andati di pari passo e di comune accordo, pur nelle specificità di legge, l’uno e di statuto, l’altro. Una sostanziale unità di intenti a tratti sorprendente, considerando che si è certo obbligatoriamente iscritti all’Ordine Professionale, ma altrettanto certamente è libera e facoltativa l’associazione ad un Sindacato. Ecco, in Liguria tutto questo è avvenuto in maniera molto naturale, senza divergenze o peggio lacerazioni, sottolineando l’importanza della collaborazione tra le due istituzioni più significative per il Professionista Odontoiatra. Va da sé che i Colleghi abbiano tratto giovamento e ausilio da questo connubio proprio nella fascia più giovane, proprio nel momento in cui si muovono i primi passi. E’ superfluo sottolineare che per il giovane Medico le difficoltà iniziali non siano certo solo cliniche, nel consueto flusso diagnosi-terapia-follow up del Paziente, ma, sia nel pubblico sia nel privato comprendano ambiti relazionali, fiscali, gestionali che esulano assolutamente dagli studi e dalle competenze del Medico stesso.
Quanto sopra si è verificato in Liguria certamente e con riscontri oggettivi importanti. Altrove sul territorio italiano, invece, i risultati di questo matrimonio sono stati disomogenei o magari altalenanti, proprio perché è venuto a mancare il trait d’union tra Istituzioni, avendo, come immediato risultato un allontanamento dei Colleghi 25-35 enni in primis dal Sindacato ma successivamente anche dalla realtà ordinistica, mantenendo con essa i minimi rapporti formali previsti dalla legge e nulla più. La commissione Giovani Medici del nostro Ordine Provinciale, della quale faccio parte come Rappresentante per l’Odontoiatria, si riunisce mensilmente e analizza tematiche, criticità, prospettive per il futuro, dando tra l’altro, una possibilità di confronto diretto tra giovani medici e giovani odontoiatri. I temi sono certamente diversi per la componente odontoiatrica e per quella medica avendo la prima, contrariamente alla seconda, una stragrande maggioranza di Professionisti coinvolti nel privato. Nonostante questa fondamentale differenza, una valutazione oggettiva della situazione del Giovane Medico e del Giovane Odontoiatra vede quest’ultimo in una posizione se non propriamente privilegiata – viste le attuali, innegabili criticità – comunque di “esempio”, a prescindere dall’ impegno individuale nei momenti dell’avvio alla professione e comunque con tutti i doverosi distinguo. Ciò, ripeto e sottolineo, aldilà o meglio ancor prima che le qualità professionali individuali possano avere il riscontro che meritano, proprio per una situazione di partenza, di un contesto iniziale che garantisce, potenzialmente, al giovane Odontoiatra un avvio di carriera meno insidioso, direi più “guidato” rispetto al coetaneo Medico. 

La realtà professionale odierna del giovane Odontoiatra – anche oltre il traguardo dei 35 anni – può dunque essere presa davvero a modello, a paradigma, di riuscito inserimento post-laurea/abilitazione nel mondo del lavoro, in ambito sanitario ed oltre. Questo, come detto, se tutte le Istituzioni lavorano in armonia tra di loro, realizzando una vera e fattiva sinergia di supporto all’avvio della Professione.
Quali le basi di tutto questo? Sicuramente il punto di partenza è un Ordine Professionale che sia attento, moderno, snello burocraticamente ma soprattutto capace di interfacciarsi direttamente e indirettamente con i propri Iscritti. Dall’altra parte un Sindacato importante, numericamente e politicamente, capace di farsi ascoltare ma anche di ascoltare. ANDI, forte di oltre 27000 Soci sul territorio nazionale, ben rappresenta e ancor meglio supporta la realtà odontoiatrica italiana, in particolare quella libero professionale. 

L’auspicio per tutti i giovani Colleghi è quello di riuscire ad interpretare e ad utilizzare correttamente e quotidianamente le diverse opportunità ordinistiche e sindacali quali validi ausili negli ambiti meno specificatamente clinici della Professione. Questo consentirà loro di dedicare sempre più tempo, energie e risorse all’effettivo atto terapeutico. Ciò, ancora una volta, nell’interesse finale della salute del Cittadino-Paziente.